CARMEN BALCELLS, LA MAMA GRANDE DEGLI STRITTORI SUDAMERICANI

Grazie a Lei conosciamo Gabriel Garc├Ča Marquez e Isabel Allende

Il 20 settembre 2015 è morta a Barcellona Carmen Balcells, la più famosa e importante agente letteraria di autori spagnoli e latinoamericani. Nata il 9 Agosto 1930 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri a Santa Fe de Segarra, un paesino di cinquanta anime, a nord di Barcellona, Carmen si ritrovò, a metà degli anni cinquanta, a svolgere un lavoro che, allora, non era ancora molto comune: l’agente letterario. Nel 1960, aprì la sua agenzia, rivoluzionando il rapporto tra editori e scrittori, liberando quest’ultimi da una lunga condizione di subordinazione: introdusse limiti temporali nei contratti, le royalty nelle traduzioni e persino il controllo delle tirature.
Donna irruente, capace di sbalzi d’umore che avrebbero intimidito anche il più irremovibile, dura e caparbia nella negoziazione, di lei si diceva che non possedesse alcun metodo speciale per cogliere la potenzialità di un testo, ma, al contrario, che aveva «un fiuto impeccabile, un misto di sangue, pelle, sensazioni e con il tempo esperienza», racconta il figlio Luis Miguel.
Eppure i primi tempi non furono affatto facili per lei, ragazza di campagna alle prese con un settore ostico come quello editoriale: «Quando ho cominciato non conoscevo ancora niente. L’ambiente era tremendamente snob, e ovunque giravano ragazze bellissime: mi sentivo una contadinotta. Naturalmente alla fine ce la feci. I miei primi contratti furono Mario Vargas Llosa e Luis Goytisolo, ma fu "Gabo" a togliermi davvero le castagne dal fuoco».
La leggenda vuole che il più famoso libro di Márquez sia finito prima nelle mani di Carlos Barral, un editore troppo snob (così si diceva), per interessarsi a una novella di provincia, e solo successivamente in quelle di Carmen, che riuscì a vendere Gabo in tutto il mondo e a instaurare con lo scrittore un rapporto di complicità, anche se lei tendeva spesso a celarlo sotto quello professionale. Così, quando un giorno lui la chiamò al telefono per chiederle se le volesse bene, «Me quieres Carmen?», si sentì dire: «A questo non posso rispondere, perché rappresenti il 36,2% del nostro fatturato».

"Mama Grande", questo il suo celebre soprannome, era diventata abile e scaltra nel trattare con gli editori, sfruttando ad esempio i grandi nomi che aveva sotto contratto per piazzare scrittori ancora sconosciuti. Quando un giorno l’editore Mario Lacruz chiese a Carmen informazioni sulla possibilità di acquistare il nuovo romanzo di Graham Greene lei acconsentì, ma a patto che valutasse anche La Casa degli spiriti, un libro di una cilena esiliata in Venezuela, precedentemente rifiutato da tutti gli editori sudamericani. Due giorni dopo Lacruz si fece nuovamente vivo: «Carmen, sono onesto. Il romanzo che mi hai mandato è ottimo, voglio lanciare questa scrittrice come la chica del boom». Isabel Allende aveva finalmente trovato un editore.
Alla scrittrice cubana Wendy Guerra, Carmen confidò l’intenzione di contattare Fidel Castro, per spedirgli un assegno in bianco in cambio dei diritti di pubblicazione delle sue Memorie. Nonostante la sua caparbietà, tuttavia, quello rimase sempre un sogno. Il libro che invece si rifiutò sempre di pubblicare e prima ancora di scrivere fu quello contenente le sue di memorie. Per tre semplici motivi: «Perché non ho memoria, non so scrivere, e perché tutte le cose interessanti che ho fatto nella mia vita non le racconterò a nessuno».